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Il rinoceronte bianco stava per estinguersi.
Vuol dire che non sarebbe più nata alcuna creatura con quel codice genetico, quelle fattezze, i due corni sul muso, la pelle rimborsata qui e là, spessa, quell’incedere da locomotiva preistorica.
A nessuno sarebbe più capitato di nascere rinoceronte.
Di vivere una vita da rinoceronte, di doversi accoppiare dopo aver fatto sanguinosamente a cornate nelle palle (letteralmente) con altri maschi per la conquista della femmina, eccetera.
L’estinzione del rinoceronte bianco era una manna per tutti i nascituri destinati dal caso a nascere, vivere e morire essendo rinoceronti.
A me piacciono molto, così come mi piacciono tutti gli animali con pelle spessa, scaglie o corna e un atteggiamento totalmente autistico, crudele e indifferente.
Tuttavia non augurerei a nessuno di nascere rinoceronte, anche se alcuni vantaggi il rinoceronte sicuramente ce l’ha, se no non esisterebbe.
A farla breve mi sembra (come del resto gli elefanti e gli ippopotami) troppo soggetto alla forza di gravità, imploso nel suo pesante, torvo rinocerontismo, oppresso da una pelle eccessiva e pustolosa, le pieghe infestate di parassiti, mezzo cieco, troppo incazzoso.
Estinguersi era un vantaggio innanzi tutto per il rinoceronte bianco.
Ma adesso leggo che no, non si estinguerà, perché certi scienziati inglesi hanno scoperto il modo di conservarne il DNA e quindi di ricostruirlo a nostro piacimento.
La natura costretta a restare naturale è l’ultimo stadio della falsificazione del Pianeta.
Voglio dire che il Pianeta, mano a mano che lo distruggiamo, lo sostituiamo ove opportuno e turisticamente conveniente con una copia il più possibile somigliante al vero, talvolta con una copia vera, come in questo caso.
Stiamo facendo alla Terra quello che abbiamo già fatto ai centri storici, alle opere d’arte, eccetera: museifichiamo e/o falsifichiamo gli originali persi.