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venerdì, 09 maggio 2008
Il mistero della scarpa ribelle e altri episodi

18002-008_L

Nel mio mocassino sinistro si cela un mistero.

Tutte le mattine, quando esco di casa, ad ogni passo mi tira giù il calzino, che regolarmente finisce per aggrumarsi tutto sotto la pianta del piede.

Ogni trenta passi mi fermo per tirarmelo su.

Una cosa sgradevolissima, che poi per il resto della giornata non si ripete più.

Il mocassino destro invece non mi da nessun fastidio.

Già non mi piace il modo in cui normalmente comincio la giornata, per via dello scenario che tutte le volte mi si presenta appena uscito dal portone - un pezzo di città di merda, le torri pre-fabbricate ex-IACP in lontananza, una schiera di ennesime palazze mediocri, terrazzate, mansardate, mattonate, lo stradone completamente intasato coi motorini che sgusciano tra le auto, i bus fermi pieni di gente, dall’altra parte della strada la montagnola triste sparuta coperta di robinie, canneti, con inserti incomprensibili di cemento qui e là, talvolta le pecore che brucano, la galleria dell’FR3 istoriata da una scritta cubitale del tipo

CUCCIOLOTTA TI AMO,

il Nodo di Scambio con la sua architettura falsamente hi-tech, già delabrata, sbavata, coperta di graffiti insensati, di sigle, anch’esse incomprensibili, tracciate da dementi egotici in giovane età, il marciapiedi coi parapedonali in tubo giallo, erosi dalla piscia canina, le toppe di cacca che aderiscono all’asfalto, già acciaccate più volte, le gore umidiccie al piede del casamento, dove un rivestimento di peperino, incontrando il sudiciume del calpestio, con gli anni se n’è intriso e scurito, le crepe e i rattoppi, i cigli sbeccati ovunque, anneriti, ingialliti, striati di merdazza, i negozioni di ferrobattuto e mobili antichizzati che tirano su le serrande, i condizionatori in alto, su mensole in ferro arrugginito, polverosi, il custode giovane, completamente pelato, che spazza davanti al portone seguente, con l’aria di chi vorrebbe essere (anche lui) in un qualsiasi altro posto meno che lì (qualsiasi cosa gli chiedi trova sempre-sempre il modo di dirti di no, ma per farlo gli serve mezz’ora, almeno), su fino al bar, dove aspetto il mio turno per un caffé pessimo, il primo della giornata, caffé che ho imparato ad amare per una sorta di sindrome di Stoccolma e anche perché mi dà una specie di frustata sulle mucose dell’anima, sussurrandomi velenoso Sveglia, amico, questo è il Mondo, è Roma, è la Tua Vita, questa sarà la Tua Giornata, questo non è che l’Inizio, ri-abituati in fretta che è meglio, e poi ancora più su, mentre metto a posto il calzino per la terza volta, fino alla rampa che si tuffa ripidissima nella notte del garage (sotto il terrazzone dove i mormoni stendono camicie e mutande) che mi ospita il motorino (in strada non durerebbe ventiquattr’ore) e lì, dove restano accesi solo un paio di tubi al neon da 2 watt e i garagisti rumeni già smanettano il computer nel gabbiotto, aggiusto il calzino per la quarta volta, apro il bauletto, nero, cerco a tentoni i guanti neri, mi infilo il casco (chiaro) che mi piega invariabilmente il lobo dell’orecchio destro e non c’è verso, salgo in sella, ritorno alla luce del giorno, mi butto sulla tangenziale ovest, e poi giù verso il mar Tirreno, fino all’EUR, mentre l’aria risale dalle maniche fino alle le ascelle e alla schiena, sudaticce, e le gela... – insomma già non mi piace tutto questo, in più ci si mette questo mocassino sinistro che mi mangia il calzino.

*

 

Ma all’ora di pranzo con ottimi fusilli al pesto e agrumi, coppa di melone, acqua, eccetera, litigava col cameriere, rispondendo velenosamente ad un suo commento circa una bottiglietta d’acqua, vuota, fatta cadere e rotolata lontano, che il cameriere aveva dovuto rincorrerla e piegarsi per raccoglierla - cameriere che gli stava sul cazzo, falso cordiale, falso gentile, abbronzato a morte di lampada, ma soprattutto perché dopo aver portato un riso ai frutti di mare (cioè mescolato a gusci di cozze e chele inquietanti, acuminate, di artropode) aveva detto alla sua vicina di tavolo Attenzione che è molto caldo, è uscito adesso e poi aveva aggiunto Prima di illuminarsi di immenso...

Checcazzo vorrà dire, aveva pensato prima dello screzio, anche lui avrebbe  potuto sparecchiare prima invece di costringerlo a stare lì in piedi sul marciapiedi col vassoio pieno di cibo in mano, e poi naturalmente era di nuovo sparito quando si era liberato l’altro tavolo accanto a lui, costringendo una ragazza-cavalla - in jeans a vita bassa e fibbiona metallica con su scritto Fabiana in bel corsivo italico – a restare anche lei in attesa col vassoio, quasi fino alla disperazione, cioè fino ad indurla a chiedere ad un tizio in camicia bianca e pantaloni neri che passava di lì di sparecchiarle la tavola e quello si girava e rispondeva Eh? Lo chieda al cameriere, con grande imbarazzo e pentimento di Fabiana che temeva di aver offeso, perché si sa che scambiare qualcuno per il cameriere dalle nostre parti è considerata offesa. Però se ti metti a chiedere alla gente in giro se per caso disprezza i camerieri tutti risponderanno di No. Se fai un’inchiesta e distribuisci un modulo con la domanda Lei disprezza i camerieri? e vicino le solite tre caselle del SI, NO, NON SO, otterrai de sicuro tutte crocette sul NO, salvo poi, subito dopo, vedere quelli che si adombrano se li scambi per camerieri... Mangiando da solo aveva rimuginato. È normale.

Scritto da: tashtego a 14:53 | link | |


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