
Prefazione di Silvia Bortoli
Postfazione di Gabriele PedullĂ
Edizioni Le Lettere
Firenze 2008
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Mi diventa quasi indispensabile - ma molto difficile da mettere in pratica - una disconnessione dalla vita civile.
Dal giorno per giorno della politica.
Non so come facciano quelli che ne scrivono, appunto, giorno per giorno.
Che ad ogni giro di Palla hanno un pensiero, un’opinione su questo & su quello, e la dicono.
Si scrivono cose, anche sofisticate, da persone che non hanno un principio di priorità.
La priorità consiste nell’oggi e domani consisterà in domani.
Inseguire il farsi delle cose e il loro disfarsi comincia a sembrarmi un’attività stupida.
Come surfare la pororoca, l’onda fangosa di marea che entra in un certo periodo dell’anno nel Rio delle Amazzoni.
Sei lì che scivoli per chilometri su un’increspatura color merda e se cadi il gioco finisce, l’onda va avanti senza di te.
*
Chiunque ne abbia voglia, può andare su Google Earth e constatare coi propri occhi perché quelli di Chiaiano sono incazzati per la discarica: non c’è spazio, non ci sono strade adatte, l’abitato stringe quest’area da tutte le parti.
È una vera violenza che andrebbe risarcita in denaro, molto denaro, per i chiaianesi.
Che almeno possano andare a vivere altrove.
*
Provengo dalla cultura del programmare, del progettare, del prevedere, del pianificare.
Era una cosa tipicamente social comunista, quella di programmare.
La Programmazione fu bandiera dei socialisti italiani, per esempio.
Il Piano Quinquennale era indispensabile ai comunisti sovietici.
Una specie di mania, questa di prevedere traiettorie, individuare risultati da raggiungere.
Fasi, scansioni temporali, assetti spaziali, obbiettivi economici.
Oggi colpisce il day by day (si dice così?) di tutti su tutto: l’orizzonte temporale di ogni cosa è ridotto a poche settimane, massimo mesi.
Ma almeno non si mente, la navigazione a vista è palese, condivisa da tutti.
Il dibattito politico, a volerlo chiamare così, suona in questo modo.
Si va di là.
No meglio di là.
Eccetera.
*
Ci furono tempi in cui, se c’era una crisi (c’era sempre), si poteva uscirne “da destra”, oppure “da sinistra”.
Uscirne da destra significava “farla pagare ai lavoratori”.
Uscirne da sinistra significava la stessa cosa, solo che il lavoro lo facevano i comunisti.